I servizi della giornata
- Rivoli (Torino) → Bologna con una DS 7
- Bologna → zona aeroporto di Bologna con una Fiat Panda
Quella del 7 maggio è stata una giornata abbastanza normale per i miei standard. Nessun viaggio infinito, nessun incastro impossibile e nessun particolare record da raccontare. Eppure alla fine qualcosa di interessante è successo, soprattutto perché mi è capitato un imprevisto che, nonostante le migliaia di auto già trasferite, non mi era mai capitato in questa forma: una DS 7 che mi ha costretto a gestire con attenzione l’autonomia dell’AdBlue.
Partenza presto da Reggio Emilia e primo cambio di programma
Sono partito da casa poco prima delle sei per prendere il treno delle 6:10 verso Torino. In questi giorni la situazione ferroviaria sulla tratta è un po’ particolare a causa dei lavori: normalmente il collegamento verso Torino passa dalla linea che scende verso Piacenza, Voghera e Alessandria, mentre in questo periodo alcuni tratti sono interessati da modifiche e si passa da Milano.
Questo significa anche avere una coincidenza di circa un quarto d’ora a Milano Centrale. Non è proprio il tipo di cambio che mi piace quando ho un servizio da rispettare, perché basta qualche minuto di ritardo per perdere il treno successivo.
Come spesso faccio, ho quindi preferito partire con il primo treno disponibile invece di rischiare. In una giornata da driver può sembrare tempo perso, ma avere un po’ di margine all’inizio può diventare molto utile più avanti.
Arrivato a Torino Porta Susa, ho preso la bici e ho pedalato per circa quaranta minuti fino al punto di ritiro di Rivoli. Qui mi aspettava una DS 7, con destinazione Bologna.


La sorpresa dell’AdBlue
Il viaggio verso Bologna sembrava abbastanza semplice, almeno sulla carta. Avevo già programmato una sosta per il rifornimento e avevo individuato un distributore che si trovava a circa 120 chilometri dal punto di partenza.
Il problema è che, mentre guidavo, ho visto diminuire rapidamente l’autonomia indicata per l’AdBlue. Prima 80 chilometri, poi 70, 60, 50. La cosa mi ha insospettito perché non ero ancora arrivato al distributore che avevo programmato e, soprattutto, la quantità residua sembrava non essere sufficiente per affrontare il resto del viaggio con tranquillità.
Ho quindi contattato Carvoilà per chiedere cosa fosse meglio fare. Il problema dell’AdBlue è diverso da quello del carburante: se si esaurisce completamente, una volta spento il motore l’auto potrebbe non ripartire.
In teoria avrei probabilmente potuto arrivare comunque a destinazione, anche gestendo il rifornimento in modo particolare, ma dalla regia mi hanno consigliato di non rischiare e di rabboccare.
Primo rabbocco, ma la spia non si spegne
Mi sono fermato quando l’auto indicava circa trenta chilometri di autonomia residua e ho aggiunto cinque litri di AdBlue. Pensavo che potessero essere sufficienti almeno per far spegnere la spia, ma quando sono ripartito la situazione era esattamente la stessa.
La spia era ancora accesa.

Ho quindi percorso altri trenta chilometri circa e ho chiesto nuovamente indicazioni. La risposta è stata di effettuare un altro rabbocco. Questa volta ho aggiunto altri dieci litri e finalmente la spia si è spenta.
A quel punto ho potuto continuare il viaggio senza altri problemi legati all’AdBlue. È stata una situazione abbastanza particolare perché in passato mi era già capitato di vedere la spia accesa su alcune auto, ma normalmente l’autonomia residua era comunque ampiamente superiore a quella necessaria per completare il servizio. Qui invece mancavano ancora circa duecento chilometri e quindi non era il caso di sottovalutare l’avviso.
Terza sosta e un errore di strada
Risolto il problema dell’AdBlue, ho fatto anche il normale rifornimento di carburante, utilizzando il sistema previsto per il servizio. In questo caso avevo a disposizione il rifornimento tramite PIN nei distributori abilitati, con un solo rifornimento massimo; per eventuali necessità ulteriori si può utilizzare il sistema normale e poi ottenere il rimborso.
Come se non bastasse, durante il viaggio ho anche sbagliato strada. Sono uscito dall’autostrada a Caorso e ho dovuto rientrare successivamente, perdendo una ventina di minuti.
Il treno che avevo programmato di prendere a Borgo Panigale si stava quindi avvicinando pericolosamente, anche se avevo comunque un’alternativa successiva con circa venti minuti di margine.
Ho deciso comunque di provare a recuperare il tempo. Ho mantenuto una guida più scorrevole e alla fine sono riuscito ad arrivare in tempo per il treno. Quando sono arrivato in bici alla stazione di Borgo Panigale l’ho praticamente visto arrivare da lontano: sono riuscito a salire e a chiudere il primo servizio senza dover aspettare quello successivo.
Il secondo servizio arriva grazie a un collega
La giornata, a quel punto, poteva tranquillamente considerarsi conclusa dal punto di vista lavorativo. Avevo infatti ancora un secondo servizio da effettuare, ma era nato in mattinata grazie a un collega che non riusciva a prenderlo.
Ho deciso di accettarlo perché si incastrava bene con il mio rientro a Bologna. Dovevo prendere un’auto in carrozzeria e portarla nella zona dell’aeroporto di Bologna.
Una volta arrivato a Bologna ho preso il treno fino a San Vitale. Da lì mi sono mosso in bici, ho raggiunto il punto di ritiro e in una quindicina di minuti ho completato la presa dell’auto.

Era una Fiat Panda e il tragitto era completamente all’interno dell’area bolognese. Ho quindi portato la macchina fino alla destinazione nella zona dell’aeroporto e, una volta terminato il servizio, sono tornato nuovamente in bicicletta verso Borgo Panigale.

Il rientro a casa nel pomeriggio
Da Borgo Panigale ho preso il treno per Bologna Centrale e da lì ho proseguito verso Reggio Emilia. Anche questa volta l’organizzazione con bici e treni ha funzionato bene.
Il regionale da Bologna Borgo Panigale a Bologna Centrale era previsto nel pomeriggio e mi ha permesso di proseguire il rientro senza particolari attese. Alla fine sono arrivato a casa intorno alle 17:30.
In totale, quindi, una giornata iniziata prima delle sei e conclusa nel tardo pomeriggio, con due servizi portati a termine e un paio di situazioni che avrebbero potuto complicare parecchio il programma.
È proprio questo uno degli aspetti che continuo a trovare interessanti nel lavoro da driver: anche quando sulla carta hai una giornata assolutamente normale, basta un’autonomia dell’AdBlue che scende più velocemente del previsto, una strada sbagliata o una coincidenza ferroviaria stretta per trasformare una giornata ordinaria in qualcosa che vale la pena raccontare.
Mi è già capitato altre volte di giocare d’anticipo con i treni per riuscire a incastrare più servizi, e anche questa volta partire presto si è rivelato utile. Quando si lavora con auto, biciclette e treni, infatti, avere un’alternativa pronta può fare una grande differenza.
Lo stesso vale per gli imprevisti ferroviari: non basta guardare gli orari dei treni, bisogna considerare anche coincidenze, tempi reali di spostamento e margine disponibile.
E alla fine anche la bici ha fatto la sua parte, come succede spesso nelle mie giornate: può diventare uno strumento fondamentale per collegare stazioni, punti di ritiro e consegne senza dipendere continuamente da taxi o altri mezzi.
Quanto ho guadagnato in totale
Per i due servizi della giornata, il compenso complessivo è stato di 187,00 €.
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