Servizi svolti:

  • Reggio Emilia → Parma – Fiat Panda
  • Parma → Pisa – Lancia Ypsilon Hybrid
  • Parma → Pisa – secondo trasferimento

La giornata di oggi parte con una decisione che, a posteriori, mi ha lasciato un bel po’ di rimpianto. Non tanto per quello che ho fatto, che alla fine è andato tutto bene, ma per quello che avrei potuto fare e che ho perso praticamente per dieci minuti.

Era venerdì e alle nove avevo un appuntamento con un cliente importante per il lavoro che faccio con i siti web. Visto che ero stato via anche il weekend precedente e avevo parecchie cose arretrate da sistemare al computer, inizialmente avevo deciso di non fare il driver e di dedicare la giornata al lavoro d’ufficio.

Poi però era comparso un servizio molto interessante: prendere una macchina a Torino e portarla a Livorno, uno dei giri che mi piacciono particolarmente. L’avevo preso, ma facendo due conti mi ero accorto che, con l’appuntamento delle nove, non sapevo quando sarei riuscito a liberarmi. Avrei dovuto andare in treno a Torino e sarei arrivato comunque dopo pranzo. Così ho preferito lasciarlo.

Poco dopo è arrivato invece un servizio da Parma a Pisa. Quello mi sembrava decisamente più gestibile: a Parma da Reggio ci arrivo velocemente e la consegna era prevista entro le 16:30. Anche se la riunione si fosse prolungata un po’, avrei avuto comunque margine.

Il servizio perfetto che non sono riuscito a prendere

Il giorno prima un collega mi aveva anche proposto un servizio da Reggio Emilia a Parma con orario variabile.

Per me sarebbe stato perfetto: dovevo comunque andare a Parma e, invece di prendere il treno da Reggio, avrei potuto fare direttamente quel trasferimento. L’orario iniziale era però alle 9:30 e il mio altro servizio risultava programmato alle 9.

Ho quindi chiesto alla carrozzeria se fosse possibile arrivare un po’ più tardi. Mi hanno detto che non c’erano problemi, perché si trattava semplicemente di un trasferimento interno.

Il collega ha provato a chiedere a Carvoilà di passarmi il servizio, ma non è stato possibile perché risultava già impegnato alle nove. Alla fine, però, ci siamo sentiti la sera: mi ha detto che avrebbe rimesso il servizio in piattaforma e che, appena fosse comparso, avrei potuto prenderlo io.

Così ha fatto, pagando anche la relativa penale, e io l’ho preso.

Una situazione del genere mi ha ricordato quanto sia importante, per un driver, riuscire a incastrare più servizi nello stesso giro invece di ragionare su ogni trasferimento come se fosse completamente separato dagli altri. È un tema che ho raccontato anche in altre giornate, quando gli incastri tra auto, treni e bici hanno permesso di salvare parecchio tempo.

Da Piacenza a Reggio: quattro servizi perfettamente incastrati è un altro esempio di quanto possa fare la differenza una buona organizzazione.

La mattina dal cliente

Alle nove ero quindi dal cliente per la riunione. Fortunatamente abbiamo finito abbastanza presto, verso le 9:45.

Sono tornato a casa con la macchina, l’ho lasciata, ho preso bicicletta e zaino e sono ripartito.

Il primo servizio era il trasferimento da Reggio Emilia a Parma con una Fiat Panda. Era un servizio semplice, ma soprattutto mi permetteva di arrivare a Parma senza dover dipendere dal treno in partenza da Reggio.

La macchina l’ho ritirata e consegnata senza particolari problemi. Da lì ho pedalato fino a Via Paradigna, dove mi aspettava uno dei trasferimenti verso Pisa con una Lancia Ypsilon Hybrid

Anche in questo caso è andato tutto molto bene: la macchina mi è stata consegnata rapidamente e sono partito verso la Toscana.

Il servizio che mi è sfuggito sotto gli occhi

Ed è proprio mentre stavo pedalando verso il ritiro della macchina che è comparso il servizio che ancora adesso considero il vero rimpianto della giornata.

Un furgone da ritirare a Pistoia e portare a Grosseto. Un giro che, secondo i miei primi calcoli, poteva aggiungere circa 160 euro alla giornata.

Ho guardato subito come raggiungere Pistoia una volta terminati i servizi verso Pisa. Il problema è che ero ancora in movimento, non sapevo con precisione a che ora sarei arrivato a destinazione e avevo in testa soprattutto il problema dello sciopero dei treni.

La prima cosa che ho controllato è stata quindi la soluzione ferroviaria.

E lì ho pensato che non ci stavo dentro.

Il collegamento faceva un giro abbastanza assurdo, passando verso Firenze e poi tornando indietro, con tempi che mi portavano troppo avanti rispetto all’orario previsto per il ritiro del furgone.

Dopo una decina di minuti, però, mi è venuta l’idea che avrei dovuto avere subito: la bicicletta.

Guardando il percorso in bici, infatti, il discorso cambiava completamente. Il tragitto verso Pistoia era di circa un’ora e un quarto con la bici elettrica, forse anche meno considerando il tipo di percorso.

Ed è proprio per questo che la bici elettrica è diventata ormai uno degli strumenti fondamentali per il mio lavoro: non serve soltanto per spostarsi una volta arrivati a destinazione, ma in certe situazioni può letteralmente aprire la possibilità di accettare un servizio che con i soli mezzi pubblici sembrerebbe impossibile.

La bici elettrica per un driver è ormai un argomento che torna spesso nei miei racconti, proprio perché permette di coprire quei collegamenti che altrimenti diventerebbero complicati.

A quel punto ho scritto dicendo che, secondo i miei calcoli, sarei potuto arrivare verso le 15:30, quindi circa un’ora dopo l’orario inizialmente previsto.

Ma quando ho mandato il messaggio il servizio era già sparito.

Probabilmente avevano trovato qualcun altro che poteva arrivare anche verso quell’ora, ma con meno incertezze.

E lì mi sono mangiato le mani.

Quei dieci minuti che fanno la differenza

Il problema è stato proprio quello: non avevo pianificato la giornata in anticipo.

Se fosse stata una normale giornata da driver, avrei saputo già dalla sera prima a che ora sarei arrivato a Parma, a che ora avrei consegnato a Pisa e quanto tempo avrei avuto a disposizione dopo.

Invece avevo l’appuntamento dal cliente alle nove e non sapevo quando sarei uscito. Di conseguenza non avevo fatto nessun calcolo preventivo.

Così, quando è comparso il servizio per Pistoia, ho dovuto fare tutto mentre ero in bicicletta: treni, sciopero, tempi di consegna e alternative.

E ho guardato subito la soluzione più ovvia, il treno, senza pensare alla bici.

Quando mi è venuto in mente il percorso in bicicletta era ormai troppo tardi.

È una cosa che mi è già capitata in altre giornate: quando si riescono a studiare prima tutti gli spostamenti, anche treni e bici possono diventare parte dello stesso incastro, mentre improvvisare durante il servizio rende tutto molto più difficile.

Sfruttare treni e bici per accettare servizi difficili è proprio il tipo di organizzazione che in una giornata come questa avrebbe potuto fare la differenza.

Però forse non è andata così male

A mente fredda, però, bisogna anche dire che forse quel servizio non era così semplice come sembrava.

Carvoilà non gradisce particolarmente i ritardi e io difficilmente sarei riuscito a essere puntuale alle 14:30. Il servizio che stavo facendo per Pisa prevedeva infatti la consegna in un posto che riapriva alle 14, quindi avrei dovuto aspettare la riapertura, completare la consegna e poi pedalare fino a Pontedera.

A quel punto avrei dovuto affrontare un’altra ora e un quarto circa di bici verso Pistoia.

Insomma, sulla carta era fattibile, ma non era certo una situazione tranquilla.

E forse è proprio questo il motivo per cui mi è rimasto il dubbio: era un servizio fattibile, ma con poco margine.

Il ritorno verso casa

Dopo aver completato i servizi verso Pisa sono arrivato nella zona di Cascina poco prima delle 14. Da lì ho pedalato fino a Pontedera e ho iniziato a pensare al rientro.

Nel frattempo un collega mi aveva proposto anche un’andata e ritorno su Modena per le 17:30. Sembrava un’altra buona occasione, ma alla fine il servizio non è stato più disponibile perché aveva deciso di farlo lui.

Ho quindi organizzato il ritorno con i treni.

Alla fine sono tornato a casa con una giornata comunque positiva. Solo che rimane quel pensiero: se avessi guardato subito il percorso in bicicletta, probabilmente oggi avrei fatto un servizio in più e guadagnato circa altri 160 euro.

Non è andata male. Ma quei dieci minuti, quelli sì, mi sono costati cari.

Compenso totale: 144,13 €


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