Ci sono giornate da driver in cui bisogna correre per riuscire a fare tutto e altre in cui, almeno sulla carta, sembra impossibile incastrare cinque servizi. Questa volta però avevo un vantaggio importante: sapevo già come organizzarmi.

I servizi erano tutti praticamente uguali e tutti sulla stessa tratta:

  • Parma → San Polo di Torrile – Ford Transit
  • Parma → San Polo di Torrile – Mercedes-Benz e-Sprinter
  • Parma → San Polo di Torrile – Ford Transit
  • Parma → San Polo di Torrile – Ford Transit
  • Parma → San Polo di Torrile – Mercedes-Benz e-Sprinter

Il lavoro consisteva nel prendere il furgone a Parma, fare la perizia con le app richieste, consegnarlo a San Polo di Torrile e poi tornare indietro in bicicletta per prendere il successivo. Un giro che, per chi non è pratico delle perizie, può richiedere parecchio tempo. Io ormai, andando abbastanza spedito, riesco a completarle in circa mezz’ora.

La macchina era parte dell’organizzazione

Per affrontare una giornata del genere non bastava semplicemente avere una bicicletta. Mi serviva un sistema che mi permettesse di fare avanti e indietro per tutta la giornata senza rischiare di rimanere senza batteria.

Così sono partito da Reggio Emilia con la mia Kia EV6 e con la bici elettrica. Mi sono portato anche un power bank che sto utilizzando da un po’, nonostante abbia qualche problema di bilanciamento delle celle, oltre al caricatore della bici.

L’idea iniziale era di utilizzare il power bank per aumentare l’autonomia della bici e avere comunque la batteria principale come riserva. Sulla carta avrebbe dovuto permettermi di fare almeno due trasferimenti, mentre con la batteria principale potevo arrivare a tre o quattro. Forse anche cinque, ma non era il caso di scoprirlo sulla pelle.

Il problema, infatti, è che quando una bici elettrica rimane completamente scarica non basta semplicemente ricaricarla: bisogna anche mettere in conto il tempo necessario per farlo. E se sei nel mezzo di cinque servizi consecutivi, il margine può sparire molto velocemente.

Il primo giro fila liscio, poi arriva il primo imprevisto

Sono partito da Reggio abbastanza tardi, poco dopo le sette, e sono arrivato a Parma intorno alle otto. Ho preso il primo furgone, ho fatto la perizia e sono partito per San Polo di Torrile.

Una volta consegnato il furgone, sono tornato indietro in bici utilizzando il power bank. Sulla carta ero perfettamente dentro il programma.

Il secondo furgone, però, mi ha fatto perdere subito un po’ di tempo. La targa non corrispondeva a quella che avevo nell’elenco dei mezzi da ritirare. Il furgone che mi avevano lasciato non era quello previsto, perché in realtà stava sostituendo un altro mezzo che era in riparazione a Verona.

Ho dovuto aspettare che venisse chiarita la situazione con Carvoilà e con il cliente. Nel frattempo ho preso la mia macchina e sono andato al bar, tanto sarei passato di lì comunque. Poi sono tornato ad aspettare.

Alla fine è stato deciso che potevo portare comunque il furgone, comunicando il cambio di targa. Avevo perso circa mezz’ora, ma la giornata non era compromessa: avevo previsto proprio un certo margine per questo genere di problemi.

La ricarica della bici diventa parte del lavoro

Dopo aver fatto la perizia del secondo furgone e averlo consegnato, sono tornato nuovamente indietro in bici. A quel punto ho avuto un altro problema: il power bank non partiva più.

Era teoricamente carico, perché non stava più assorbendo corrente, ma sulla bici non funzionava. Quindi ho lasciato perdere e ho collegato direttamente la batteria principale.

Qui è entrata in gioco la Kia Ev6. Ho utilizzato l’adattatore V2L per attivare la presa di corrente interna ed ho messo la batteria della bici in carica mentre ero impegnato con il terzo furgone.

La cosa interessante è che, da quel momento, ho capito che non avevo nemmeno più bisogno del power bank. Ogni volta che arrivavo a Parma per prendere un nuovo furgone, la batteria della bici era scarica solo in parte. Facevo la perizia, che mi portava via circa mezz’ora, e durante quel tempo la batteria si ricaricava.

Partivo quindi per San Polo di Torrile con la bici nuovamente quasi piena.

In pratica avevo creato una sorta di ciclo continuo: arrivavo con la bici scarica, la mettevo in carica mentre facevo la perizia, consegnavo il furgone e ripartivo con la bici pronta per il viaggio successivo.

È lo stesso principio che mi ha permesso in altre giornate di incastrare numerosi servizi sfruttando bici e auto insieme, come racconto anche in questa giornata con quattro furgoni e due ore di bici.

Finalmente arriva anche la pausa pranzo

Una volta consegnato il terzo furgone, invece di tornare direttamente a prendere il quarto, mi sono anche fermato a pranzo. E sono andato al solito posto, il Bar Merlino, dove ormai mi fermo spesso quando mi trovo in quella zona e ho abbastanza tempo.

È proprio questo il bello di una giornata organizzata bene: nonostante avessi cinque furgoni da trasferire, non ero costretto a mangiare di corsa o a saltare la pausa. Il tempo che normalmente sarebbe stato perso diventava tempo utile per ricaricare la bici.

Poi ho ripreso il quarto furgone, fatto la perizia, ricaricato nuovamente la bici e sono ripartito.

Stessa cosa con il quinto.

Cinque servizi e un solo vero ritardo

Alla fine sono riuscito a completare tutti e cinque i trasferimenti. L’unico vero ritardo è arrivato proprio sull’ultimo: a San Polo di Torrile ho perso circa mezz’ora prima che il furgone venisse ritirato.

In realtà, però, anche questo imprevisto non ha avuto conseguenze particolari. Il ritardo mi verrà riconosciuto con un’indennità di 5 euro e, soprattutto, avevo già la mia macchina lì vicino, quindi una volta terminato il servizio non avevo altri orari da rispettare.

Ed è proprio quel tipo di attesa che rende difficile pensare di poter fare sei servizi nella stessa giornata. In quattro occasioni puoi perdere dieci minuti e pensare che tutto stia andando perfettamente, poi basta una consegna in cui perdi mezz’ora e il sesto servizio diventa praticamente impossibile.

Questa volta però non è cambiato nulla: il margine che avevo lasciato nell’organizzazione mi ha permesso di assorbire anche quella mezz’ora.

La bici ha fatto la differenza

Alla fine ho pedalato circa 50 chilometri, per circa due ore e mezza complessive. Non è poco, ma con la bici elettrica e soprattutto con la possibilità di ricaricarla continuamente durante le perizie, non è stato un problema.

Ed è qui che mi sono reso conto di quanto conti l’attrezzatura quando fai questo lavoro. Con un monopattino, per esempio, questa tratta sarebbe molto più difficile da gestire. Con una bici elettrica, invece, il problema diventa soprattutto quello di avere abbastanza batteria.

Nel mio caso avevo la macchina che mi permetteva di ricaricarla. Questo significa che, teoricamente, con una giornata abbastanza lunga avrei potuto continuare a fare lo stesso giro per molte più volte: arrivare, consegnare, tornare in bici, fare la perizia e ricaricare la bici mentre preparavo il furgone successivo.

Una situazione molto simile a quella raccontata in un’altra giornata in cui ho sfruttato la bici per collegare più lavori.

Probabilmente, se mi dovesse ricapitare una giornata identica, non porterei nemmeno più il power bank. A meno che non debba utilizzare il treno o fare un’organizzazione diversa. Ora so che, con la macchina e la presa di corrente, posso semplicemente ricaricare direttamente la batteria della bici durante ogni sosta.

Più di 200 euro senza correre

La cosa che mi ha colpito di più è il rapporto tra il tempo impiegato e quello che ho dovuto realmente fare.

Sono partito da casa intorno alle 7:15 e alle 17:30 ero già a casa. Poco più di dieci ore, cinque furgoni trasferiti, circa 50 chilometri in bicicletta, una pausa al bar la mattina, il pranzo e anche un certo margine per gli imprevisti.

In altre giornate, per guadagnare una cifra simile, mi è capitato di dover partire molto prima, rientrare molto più tardi, saltare la cena o fare tutto di corsa. Questa volta invece no.

Ho avuto anche mezz’ora di tempo perso per il problema della targa e un’altra mezz’ora di ritardo sull’ultimo ritiro, ma nonostante tutto sono arrivato a casa con ancora un buon margine.

È proprio questo, secondo me, l’aspetto più interessante del lavoro da driver: non sempre guadagna di più chi corre di più. A volte la differenza la fa semplicemente il modo in cui riesci a organizzare gli spostamenti, l’attrezzatura che hai a disposizione e la capacità di trasformare i tempi morti in tempo utile.

In questa giornata, alla fine, il vero strumento di lavoro non sono stati soltanto i cinque furgoni. È stata tutta l’organizzazione costruita intorno a loro.

Compenso totale: 214,20 €


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