Servizi effettuati

  • Nuova Metal Plast (Sala Baganza) → ARA 1965 Iveco Parma
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Ci sono giornate in cui il lavoro del driver non consiste tanto nel guidare, quanto nel trovare il modo migliore per organizzare ogni spostamento. Il 19 marzo è stata una di quelle.

I tre servizi erano tutti identici: ritiro a Sala Baganza e consegna all’officina ARA 1965 Iveco di Parma. Sulla carta sembravano semplici, ma facendo due conti il margine era davvero ridotto. Compenso non elevato, parecchi chilometri in bici e una finestra temporale molto stretta. Non a caso erano rimasti tutti disponibili. Ho chiesto un piccolo bonus e la richiesta è stata accettata.

Il dubbio della sera prima

La preparazione è iniziata ancora prima di partire. Uno dei due power bank che utilizzo per aumentare l’autonomia della bici elettrica sembrava essersi guastato: la spia si accendeva ma il motore non dava alcun segno di vita.

Ho iniziato subito a ragionare su un piano B: portare anche la seconda bici, usare la batteria principale oppure ricaricare durante le pause con l’auto. Alla fine ho smontato il connettore, stretto la ghiera e rimontato tutto. Per fortuna ha ripreso a funzionare, anche se non mi fidavo del tutto. È stato l’ennesimo promemoria di quanto sia utile avere attrezzatura di riserva, come avevo raccontato anche nell’articolo Perché un driver dovrebbe avere alcune attrezzature doppie.

La strategia che ha fatto la differenza

Il vero segreto della giornata non è stato pedalare più forte, ma cambiare completamente l’ordine degli spostamenti.

Normalmente un driver lascia l’auto vicino al punto di ritiro, consegna il furgone, torna in bici e ripete la stessa sequenza fino all’ultimo servizio. Solo alla fine recupera la propria macchina.

Io invece ho deciso di fare il contrario.

Prima ancora di iniziare il primo trasporto ho portato direttamente la mia auto vicino al punto di consegna. In questo modo una delle tratte in bici, che normalmente avrei dovuto fare nel momento più critico della giornata, è stata anticipata all’inizio.

Non ho percorso meno chilometri: li ho semplicemente percorsi nel momento giusto. Questo mi ha permesso di recuperare circa mezz’ora, sufficiente per completare tutti e tre i servizi senza correre.

È la stessa filosofia che avevo applicato anche in Da Borgaretto a Terni in Ducato: 65 minuti recuperati e treno salvato, dove pochi minuti recuperati hanno cambiato completamente la giornata.

Tre giri consecutivi

Da quel momento è iniziata una sequenza continua di bici, furgone, consegna e ritorno.

Ad ogni giro cambiavo alimentazione: un power bank, poi l’altro e infine la batteria principale della bici. Quello scarico rimaneva nell’auto a ricaricare mentre utilizzavo quello successivo. In teoria il sistema potrebbe continuare quasi all’infinito: il vero limite diventa il fisico, non la batteria.

Alla fine della giornata avevo percorso circa 120 km in auto e circa 60 km in bici, con oltre tre ore passate a pedalare.

Una possibile idea per il futuro

Durante uno dei rientri mi sono accorto che alcuni autobus passavano molto vicino al percorso. In determinate situazioni potrebbero permettere di recuperare energie oppure di compilare con calma i verbali durante gli spostamenti.

È una soluzione da valutare caso per caso, perché basta perdere una coincidenza per annullare il vantaggio.

Considerazioni finali

Questa non è stata una giornata memorabile per gli imprevisti, ma per l’organizzazione.

Mi ha confermato ancora una volta che nel lavoro del driver la differenza non la fanno solo i chilometri percorsi, ma il modo in cui si riescono a incastrare gli spostamenti. A volte basta cambiare l’ordine delle operazioni per trasformare una giornata qualunque in una perfettamente ottimizzata.

È anche questo uno degli aspetti che mi piace di più di questo lavoro e che racconto spesso nel blog. Se vuoi capire meglio come organizzo le giornate puoi leggere anche Come funziona davvero il lavoro da driver auto (esperienza reale).


Compenso complessivo: 105,09 €


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